Napolitano: “La democrazia non è sospesa”
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- Published on Wednesday, 21 December 2011 17:49
Il ricorso alle urne avrebbe avuto, secondo Napolitano, “ricadute dirompenti per il nostro Paese nel burrascoso contesto dell’eurozona”. E “la via obbligata da percorrere - ha sottolineato il capo dello Stato - era quella di affidare la formazione di un nuovo governo ad una personalità rimasta sempre estranea alla mischia politica”. La soluzione della crisi che si è aperta con le dimissioni di Berlusconi, ha spiegato il presidente della Repubblica, “non si è collocata entro i binari di un ordinario succedersi alla guida del Paese di schieramenti che abbiano ottenuto la maggioranza nelle elezioni. Ma nessuna forzatura, né tanto meno alcuno strappo si è compiuto rispetto al nostro ordinamento costituzionale”. E parlare di “sospensione della democrazia” dopo la nascita di un governo tecnico è stata “una grave leggerezza”. “Solo con grave leggerezza - ha detto il capo dello Stato - si può parlare di sospensione della democrazia, in un Paese in cui nulla è stato scalfito: né delle libere scelte delle forze politiche, né delle autonome determinazioni del Parlamento e delle altre assemblee rappresentative, né delle prerogative degli organi di garanzia, né delle possibilità di espressione delle proprie istanze, di manifestazione del proprio dissenso, anche da parte delle forze sociali”.
Napolitano ha rimarcato che il ruolo della politica “resta insopprimibile, non è neppure temporaneamente oscurabile” ed ha rivendicato anche la propria imparzialità nell’evoluzione del confronto politico che ha portato alle dimissioni del governo Berlusconi ed alla nascita dell’esecutivo Monti. La maggioranza scaturita dalle elezioni del 2008, ha ricordato, “era stata già da tempo segnata da una rottura pubblica e aveva visto via via ridursi la sua coesione e stabilità e quindi accrescersi le sue difficoltà di decisione e di iniziativa”.
E quanto più appariva necessaria un’ampia convergenza attorno a scelte “difficili e impegnative, tanto più risultava penalizzante - ha aggiunto - il clima aspramente divisivo radicatosi nei rapporti politici. La sostenibilità anche internazionale di tale stato di cose era giunta a un punto limite. A me toccava solo registrare e seguire imparzialmente le reazioni delle forze in campo”, fino a che, “con senso di responsabilità” Berlusconi non ha preso atto di una situazione “così critica” e ha rassegnato le dimissioni.
Secondo il capo dello Stato aver dato fiducia al governo Monti è stato “segno di consapevolezza dell’estrema difficoltà del momento” e, per i partiti che hanno deciso di sostenere l’esecutivo del professore “titolo di merito, non motivo di imbarazzo”. “L’ampiezza e la continuità del sostegno allo sforzo appena avviato, in quanto prova di un condiviso senso di responsabilità e impegno costruttivo delle forze politiche - ha continuato - è ciò che più rafforza e può rafforzare la credibilità dell’Italia”.
Quanto alle riforme Napolitano ha sollecitato il Parlamento e i partiti a recuperare “‘il tempo perduto in un sussulto conclusivo di operosità riformatrice e di fecondità”, ribadendo come in questi anni, lungo il cammino delle riforme, non si sia giunti “alle decisioni che si attendevano e che oggi appaiono auspicabili, anche a proposito di legge elettorale”. Una ripresa, dunque, del percorso di riforme che, secondo il capo dello Stato, “non è impossibile anche grazie al clima più disteso che si intravede nei rapporti politici”.
Riguardo poi alla richiesta di sacrifici per fronteggiare la crisi, ha sottolineato, “non ci si piega ad alcun diktat esterno, né ad alcun precetto di ortodossia monetarista, e non si dimentica l’imperativo della crescita”. Per il capo dello Stato “non si può più esitare sulla via del risanamento e della stabilizzazione della finanza pubblica, perseguendo innanzitutto il pareggio di bilancio”.
La strada per uscire dalla crisi “è lunga, e in salita - ha detto ancora il presidente della Repubblica - Possiamo farcela solo attraverso un grande sforzo collettivo, una grande mobilitazione morale, civile, sociale” e, come anche nel passato il nostro Paese ha dimostrato di saper fare, “con l’arma vincente della coesione sociale e nazionale”.












