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Marò, ricorso rinviato al 26 luglio

ROMA - Slitta al 26 luglio la decisione della Corte Suprema di New Delhi sul ricorso presentato dall’Italia in merito alla giurisdizione da applicare ai marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti dallo scorso 20 febbraio in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori indiani.
Il nuovo rinvio è dovuto al periodo di vacanza che, dal 14 maggio al 2 luglio, si prendono i giudici indiani. Il tribunale, tuttavia, ha ordinato allo stato del Kerala di decidere entro una settimana il trasferimento dei due militari in un luogo diverso dal carcere di Trivandum.
Una decisione, quest’ultima, che per il ministro degli Esteri, Giulio Terzi “segna sicuramente uno sviluppo positivo, perché offre la possibilità di condizioni di detenzione molto migliorate, uscendo dall’istituzione carceraria”. Inoltre, ha proseguito Terzi, la decisione della Corte “offre anche la possibilità del prosieguo di un percorso giudiziario che apra veramente ad altre prospettive. Naturalmente - ha sottolineato il ministro - quella del ritorno a casa dei marò è quella che ancora perseguiamo”.
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Non solo rigore: il piano anti-povertà

ROMA  - Scatto di reni di Mario Monti che in un colpo solo apre la “fase due” - trovando oltre due miliardi di Euro per affrontare le “fragilità sociali” del Paese - e parallelamente lancia un’operazione d’immagine con l’obiettivo di ‘sbrinare’ la sua creatura da quella patina di ‘ghiaccio tecnico’ che avvolge il governo e tiene a distanza l’opinione pubblica. “Non siamo freddi”, assicura a nome di tutti il più ‘sociale’ dei suoi ministri, il cattolico Andrea Riccardi, l’uomo di sant’Egidio.
“Non siamo freddi, ma il nostro intervenire sulla povertà e in particolare sulla fragilità segue in maniera incessante i sentieri del possibile”, garantisce. Il che, tradotto, significa che ci sono pochi soldi per aggredire le ampie sacche di povertà del Paese, ma il governo ci prova con attenzione. E ha deciso di farlo vedere e di sciogliere un po’ di ghiaccio.
“Scusate se mi accaloro, ma dicono che sono freddo...”, insiste lo stesso Monti nella lunghissima conferenza stampa convocata per spiegare il “piano di coesione del governo”. Una serie di misure importanti tutte dedicate al Mezzogiorno, alla lotta alla povertà, all’aiuto agli non autosufficienti, all’infanzia e agli anziani, fino a prevedere stanziamenti per il ritorno dei ‘cervelli’ in fuga all’estero negli atenei del Sud.
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Per Lusi richiesta di arresto, il Gip: “Attività di vero e proprio saccheggio”

ROMA - Il senatore Luigi Lusi ha compiuto “un’attività di vero e proprio saccheggio a fini privati delle casse” della Margherita, “ma non solo un’attività di saccheggio”: il gip, nell’ordinanza, gli addebita indifferenza per le finalità pubbliche di quel denaro, “e ciò ad onta del ruolo parlamentare ricoperto,con profili finanche paradossali”.
E la Procura di Roma ha chiesto al Senato l’autorizzazione all’arresto dell’ex tesoriere della Margherita, Lusi. Per il senatore è stata chiesta la misura dell’arresto in carcere. Pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Sono queste circostanze che hanno giustificato la richiesta di autorizzazione al Senato all’arresto, firmata dal gip di Roma. Oltre all’appropriazione indebita pluriaggravata e continuata e all’associazione per delinquere, nella vicenda potrebbero configurarsi altre ipotesi di reato. Nelle pieghe dell’inchiesta sono infatti spuntati altri possibili illeciti sotto il profilo fiscale.
La richiesta di custodia cautelare per il senatore Lusi è arrivata in Senato e il presidente Renato Schifani l’ha già trasmessa al presidente della giunta per le autorizzazioni Marco Follini.
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Monti al Colle per parlare di riforme

ROMA - Riforme. Dalla legge elettorale alla riduzione del numero di parlamentari, fino alla forma di democrazia parlamentare. In questi mesi, segnati dalla crisi, Giorgio Napolitano spesso è tornato a chiedere interventi per modernizzare lo Stato: riforme, appunto, per portare l’Italia fuori dal pantano economico. E di riforme ha parlato al Quirinale con Mario Monti per fare il punto. Il Capo dello Stato ha accolto il premier. Ha voluto conoscere la tempistica dei lavori in Parlamento, opere di ‘architettura istituzionale’ rese ancor più necessarie dalla crescente ondata di anti-politica a cui va data una risposta. Non a caso, all’incontro, erano presenti il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, ed il ministro per la Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi.
Proprio quest’ultimo è titolare della delega alle riforme ed incaricato dall’esecutivo per seguire in commissione Affari costituzionali al Senato l’iter del testo unificato di riforma costituzionale. Un provvedimento al quale il Colle e lo stesso governo guardano con particolare attenzione e che, con le competenze che gli sono proprie, sostengono. Deve essere, infatti, il Parlamento a realizzare il percorso di riforme. Cosa a cui Palazzo Chigi e Quirinale sono più che attenti. Il Colle osserva, spesso invita ad impegnarsi, ma certo non entra nel merito di questioni che restano di prerogativa parlamentare. Le ‘moral suasion’ di Napolitano sono volte a scuotere, a spingere all’azione. Parimenti, l’esecutivo vigila più da vicino ma non può e non desidera ergersi ad arbitro del contendere tra i partiti.
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La crisi è andata a votare: in Francia Grecia, Serbia e Germania tra rigore e crescita

ROMA - Per l’Europa è l’ora della verità. Dopo tante polemiche, indecisioni e ripensamenti, un lungo periodo di durissima crisi economica, la parola ieri (mentre questo giornale sta per andare in stampa si sta ancora votando in Francia, Grecia, Serbia, Germania) passa ai cittadini di quattro Paesi europei - tre dell’Ue e uno candidato a entrarvi - per un passaggio elettorale che può segnare una svolta decisiva nell’aspro dibattito sul rigore e la crescita, sull’austerità e lo sviluppo.
L’insoddisfazione e la rabbia che circola fra i cittadini europei alle prese con una recessione devastante, il calo dell’occupazione, l’apparente mancanza di prospettive future si incanaleranno in un voto che potrà cambiare gli equilibri europei.
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Agenzie tributarie sempre nel mirino

LIVORNO - Una telecamera avrebbe ripreso alle 4,35 di sabato mattina, ora (locale) dell’attentato alla sede di Equitalia di Livorno, più persone, si parla sei o sette. Lo si apprende da fonti della Questura. Le indagini al momento si concentrano sull’area anarco-antagonista, ma senza escludere alcun’altra pista. Il filmato sarebbe uno degli elementi alla base dell’ipotesi che si tratti dell’opera di un gruppo e non del gesto di un singolo esasperato dalle tasse. Mentre scriviamo, non ci sono rivendicazioni e non si ritiene che vi siano legami con il ferimento di Roberto Adinolfi a Genova. Secondo gli investigatori, l’episodio si inserisce nel filone delle contestazioni di cui, ancora nel fine settimana, è stata vittima la società. Una delle due molotov lanciate contro la sede di Equitalia non è esplosa ed è stata recuperata dagli investigatori. La molotov e un petardo inesplosi, oltre all’incendio fallito, lascerebbero supporre agli investigatori una “scarsa professionalità” degli autori.
A Livorno, il 5 gennaio scorso, si era già verificato un altro episodio contro la sede di Equitalia: era stata recapitata una lettera con un proiettile calibro 7.65. Sempre all’inizio di quest’anno era stata scoperta una busta con un meccanismo a orologeria a carica manuale indirizzata all’Agenzia delle entrate di Livorno.
Equitalia e Agenzia delle Entrate sono sotto evidente attacco: venerdì un pacco con polvere pirica è stato spedito alla direzione generale di Equitalia, a Roma. A Napoli un presidio davanti alla sede della società è degenerato in violenti scontri. Nel Milanese volantini Br sono stati attaccati davanti a una sede dell’Agenzia delle Entrate e due ispettori di Equitalia sono stati picchiati da un imprenditore. Nel Viterbese la polizia ha fatto irruzione in casa di un imprenditore fallito che aveva minacciato di fare una strage all’Agenzia delle Entrate.
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Operazione risparmio: uffici pubblici a dieta

ROMA - Parte l’operazione dei tagli alla spesa pubblica e tutti potranno dare il loro contributo. Il governo chiede infatti aiuto anche ai cittadini invitandoli a segnalare via web eventuali sprechi. Una idea, quella di chiedere la loro collaborazione, in linea con la comunicazione di questo governo, spiegano addetti ai lavori, che ha cercato dal primo istante il dialogo con gli italiani. Con un modulo, inserito nella pagina della spending review, viene dunque chiesto di “dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili”. Secondo quanto si apprende, già ci sarebbero nella ‘posta’ del sito le prime segnalazioni (non verranno prese in considerazione quelle anonime) che però saranno monitorate solo nei prossimi giorni, visto che l’operazione è appena partita. Intanto il super-commissario Enrico Bondi già è al lavoro, in stretta collaborazione e coordinamento con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, e nel giro di 15 giorni presenterà il suo ‘cronoprogramma’.
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Terrorismo, alta vigilanza

ROMA - Dopo l’attentato a Roberto Adinolfi il rischio di un’escalation esiste. A confermare che la gambizzazione dell’ad di Ansaldo Nucleare è un segnale da non sottovalutare è stato il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. “Il rischio escalation esiste, è una situazione che richiede molto rigore. Molta attenzione, bisogna lavorare” ha detto la titolare del Viminale, che ha definito “attendibile” la rivendicazione Fai/Fri. Parole che hanno trovato immediata condivisione nella collega della Giustizia, Paola Severino: “So quanto sia seria il ministro Cancellieri e quanto avrà pensato prima di rendere queste dichiarazioni e quindi sono preoccupata perché considero questo suo timore estremamente serio”.
Cancellieri si è comunque detta fiduciosa sulla “tenuta” della società civile. Il ministro ha detto che è possibile anche “l’uso dell’esercito” per difendere “obiettivi sensibili” come Finmeccanica o Equitalia. Intanto, per giovedì è prevista una riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza.
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Sostegno a Monti: chiesto chiarimento

ROMA - Sarà per le incertezze delle amministrative, ma scoccano scintille tra i partiti della maggioranza che sostiene Mario Monti a Palazzo Chigi. Arrivano dal Pdl i segnali più chiari di insofferenza rispetto al rapporto del governo tecnico con le forze politiche, con Cicchitto che dopo le comunali auspica “una seria riflessione”. E se Casini chiede un chiarimento a Berlusconi e Bersani sul sostegno al governo, il leader del Pd non ci sta e chiarisce: non siamo noi tramare per il voto anticipato.
Da più esponenti del Pdl fioccano le critiche all’esecutivo ed alla scelta di nominare nuovi tecnici. In Senato, poi, il Pdl presenta una mozione sulla compensazione dei crediti Iva per le aziende: un atto di indirizzo che segue la proposta di legge di tenore analogo presentata  alla Camera da Alfano con la precisazione che non si tratta di un atto ostile al governo.
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Dubbi sul tentato suicidio del boss

PARMA - Il superboss di Cosa nostra Bernardo Provenzano ha tentato il suicidio nel carcere di Parma: è stato salvato da personale della polizia penitenziaria.
Il fatto è avvenuto nell’area riservata della struttura: Provenzano, che era a letto, ha infilato la testa in una busta di plastica con il proposito di uccidersi. In uno dei ripetuti controlli, si è subito accorto del fatto un poliziotto penitenziario del Gom (Gruppo Operativo Mobile), il quale è intervenuto, evitando il suicidio.
L’episodio non ha avuto conseguenze su Provenzano, che non è stato neppure portato in ospedale. Sono stati informati l’autorità giudiziaria e il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria.
Considerato il capo di tutti i capi di Cosa nostra, Bernardo Provenzano - che ha 79 anni ed è detenuto dal 2006, in regime di 41 bis (il carcere duro), dopo essere stato protagonista di una latitanza record di 43 anni - sta scontando nella sezione protetta del carcere di Parma alcune condanne all’ergastolo.
Nonostante sia gravemente malato - reduce da un tumore alla prostata, soffre di un inizio di Parkinson e di un’encefalite destinata a peggiorare - recentemente è stato ritenuto in grado di partecipare ai processi e di “difendersi utilmente”.
Qualche tempo fa è stato chiesto di valutare la possibilità di trovare qualcuno che aiuti il boss nelle attività quotidiane, che non sarebbe più in grado di assolvere. Potrebbe essere stato, dunque, uno stato di prostrazione legato alle sue precarie condizioni di salute a indurre Provenzano a tentare un gesto estremo.
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Alla prova dei Comuni passato e futuro

ROMA – Seggi aperti ieri e oggi (fino alle 15, ora italiana) in circa mille comuni in cui si vota per le elezioni dei sindaci e il rinnovo dei consigli comunali che interessano circa nove milioni e mezzo di italiani.
Tra regioni a statuto ordinario e speciale i comuni capoluogo chiamati al rinnovo in questa tornata elettorale sono complessivamente 26, ai quali si aggiungono due capoluoghi della Sardegna: Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Verona, Gorizia, Genova, La Spezia, Parma, Piacenza, Lucca, Pistoia, Frosinone, Rieti, L’Aquila, Isernia, Brindisi, Lecce, Taranto, Trani, Catanzaro, Agrigento, Palermo, Trapani, Oristano e Lanusei.
Le operazioni di scrutinio avranno inizio oggi stesso, subito dopo la chiusura della votazione e l’accertamento del numero dei votanti.
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Affluenza in netto calo e in tutto il territorio

ROMA - E’ l’astensione il primo dato da esaminare per capire il senso del primo turno di elezioni aministrative che avrebbe dovuto portare, lo scorso weekend, alle urne quasi 10 milioni di italiani. Invece, a votare, ce ne sono andati poco più di 6,8 milioni, visto che il dato finale di presenze alle urne è stato del 66,88%, a fronte del 73,74% della precedente tornata elettorale, 5 anni fa. Una calo del 6,86% nelle regioni a statuto ordinario che fa il paio con quello che si è registrato nelle due regioni a statuto speciale interessate dal voto. In Sicilia, infatti, la diminuzione dell’affluenza alle urne si è attestata attorno all’8,6%, mentre in Friuli Venezia Giulia la percentuale dei votanti è stata in media del 62%.
I cali, presenti ovunque, sono stati più sensibili in alcune regioni, soprattutto al centro-nord. Drastica riduzione dei votanti in Lombardia, che ha visto scendere la percentuale di cittadini alle urne di 9 punti (dal 72,54% al 63,58%). Male anche in Emilia-Romagna, dove il calo è stato di oltre 10 punti percentuali (64,69% a fronte del 75,48%). Stesso trend anche per l’altra ‘regione rossa’ del centro Italia, la Toscana, dove la differenza con le precedenti consultazioni è stata di oltre il 10% (ha votato il 60,66% degli aventi diritto contro il precedente 70,71%).  Ancora, da registrare il -7% in Umbria, il -8% nelle Marche e il -6% in Lazio e in Abruzzo, mentre la Campania si presenta come la regione con gli elettori più affezionati alle urne, visto che il calo è stato ‘solo’ del 4% (ha votato il 73% degli aventi diritto contro il 77% delle elezioni precedenti). Bene anche l’affluenza in Calabria, con un calo di poco superiore al 4% (68,32% contro 72,18%).
Numeri che faranno ragionare, e di molto, i partiti, visto che la bassa affluenza alle urne è spalmata in maniera piuttosto uniforme su tutto il territorio.

Tagli della spesa per 4,2 miliardi

ROMA - Dovrà avere una fiera determinazione il commissario straordinario del governo, spalleggiato dal Comitato di revisione, per portare a termine nella maniera più efficace il progetto della ‘spending review’ decisa dal Consiglio dei ministri. L’operazione dovrà infatti passare tra le forche caudine dei partiti, tutti pronti a muovere osservazioni nei confronti di questa iniziativa del governo, che prevede tagli di spesa per 4,2 miliardi. L’iniziativa è stata annunciata dopo una riunione-fiume durata quasi sei ore per individuare la strategia per risanare i conti dell’amministrazione dello Stato ed evitare l’aumento dell’Iva in autunno.
Entro il 31 maggio i ministeri dovranno mettere nero su bianco quali sono le voci che possono essere ridotte, altrimenti la palla passerà direttamente nelle mani del presidente del Consiglio Mario Monti. Il premier comunque sarà in prima linea nella fase operativa, avviata subito dopo l’annuncio, e guiderà un comitato interministeriale (composto da Giarda, Patroni Griffi, Grilli e Catricalà) con il compito di fare una ricognizione dettagliata della spesa pubblica sulla quale si può intervenire senza intaccare i servizi resi ai cittadini.
Già operativo anche il profilo del neocommissario Enrico Bondi, disegnato in un decreto legge ad hoc varato dal Cdm: il suo nome è stato scelto proprio per la sua esperienza di ‘risanatore’ sul campo come ha dimostrato da ultimo con la vicenda Parmalat. C’è poi l’economista Francesco Giavazzi, che dovrà rivedere gli aiuti sulle imprese e, per quanto riguarda i finanziamenti pubblici a partiti e sindacati, un incarico per analisi e orientamenti è stato dato a Giuliano Amato.
I tagli non saranno orizzontali, ma mirati. L’importo è comunque rilevante: 4,2 miliardi in sette mesi equivalgono a 7,2 miliardi su base annuale, il 9,5% degli 80 miliardi di spesa che il rapporto Giarda considera rivedibile.
“Sono grato - è il riconoscimento del premier in conferenza stampa - a Bondi per aver accettato questo pesante incarico. Abbiamo individuato la persona più rispettata e nota in Italia per la sua inflessibile attività di ristrutturatore e tagliatore di costi”. Bondi, che sarà in carica un anno, si occuperà di un capitolo in particolare della ‘spending review’: “razionalizzazione di beni e servizi” e a lui spetterà di attuare, su questo specifico fronte, le scelte politiche di cui ha la delega il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda.
Il presidente del Consiglio ha affermato che l’aumento di due punti dell’Iva “non è scongiurato”, ma con i tagli di spesa previsti si dovrebbero avere “benefici sufficienti per consentire un’operazione come quella che consentirebbe di evitare tre mesi di aumento” dell’imposta.
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Un voto locale che allerta i partiti

ROMA - Una sconfitta bruciante del Pdl; il clamoroso risultato del Movimento a 5 stelle di Beppe Grillo; la Lega che scompare (sebbene il ‘ribelle’ Flavio Tosi a Verona sia l’unico a vincere al primo turno); il tonfo del Terzo Polo che paga lo scotto delle sue non scelte e non intercetta i voti in caduta libera del centrodestra; un Pd che regge ma non sfonda nelle grandi città e tuttavia si proclama vincitore. Questo, in sintesi, il verdetto che gli italiani hanno consegnato dopo il voto amministrativo del fine settimana, con un’affluenza in calo di sette punti pecentuali.
Una rivoluzione copernicana della geografia politica, che certifica il collasso del sistema partitico e lambisce il governo.
Monti andrà avanti con le sue ineludibili politiche di rigore, anche se a sostenerlo sono i partiti che il voto ha penalizzato, a tutto vantaggio del’exploit dei grillini. La via italiana, dove non è certo la destra estrema ad alzare la testa, non somiglia né all’antipolitica estrema greca, né al trionfo della gauche francese. Trionfano invece i ‘grillini’, al ballottaggio in diversi comuni con percentuali a due cifre che ricordano quelle della Lega del ‘96. E sarebbe un errore oggi (come lo fu allora) tacciare come ‘antipolitica’ tout court il dato eclatante del Movimento a 5 stelle, che drena voti a destra come a sinistra ed intercetta il sentimento di repulsione verso i partiti tradizionali.
Tonfo, quindi, del Pdl che va a sbattere nei 23 comuni dove si presenta da solo. E che in una grande città come Palermo (dove aveva sindaco e 60% dei consensi) neppure arriva al ballottaggio. Nel Pd gli umori complessivi sono buoni, ma Pier Luigi Bersani non può parlare di vittoria. Semmai di non sconfitta. Nessun candidato di Bersani vince al primo turno, si deve cedere il passo ai cugini dell’Idv (come a Palermo, dove il Pd va al ballottaggio ma Leoluca Orlando sfiora la vittoria) o a candidati non iscritti al partito (come Marco Doria, che con la sua lista veleggia verso la vittoria a Genova).
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Le priorità: lavoro e crescita

ROMA - Priorità crescita e lavoro, allarme disoccupazione giovanile e suicidi, tanta pressione sull’Europa affinché “apra” ad una maggiore flessibilità di bilancio sugli investimenti strutturali. Niente “arroccamenti” sulle conquiste del passato, un invito al governo a risolvere rapidamente la questione degli ‘esodati’ e dei “clamorosi” ritardi dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni alle imprese. Il tutto accompagnato da un appello alle forze politiche perché “cooperino” per varare presto la riforma del lavoro.
Ecco il preoccupato primo Maggio del presidente della Repubblica che, in un lungo discorso dal Quirinale, ha usato il bastone e la carota con i partiti, confermando di fatto il proprio sostegno al governo di Mario Monti le cui “misure hanno consentito un ritorno alla fiducia” nei confronti dell’Italia. Una fiducia, sottolinea più volte Giorgio Napolitano alla presenza del premier, che rimane appesa ad un filo. Una timida apertura di credito che bisogna “consolidare” attraverso l’approvazione della riforma del mercato del lavoro, con tagli non lineari della spesa pubblica, con una lotta senza quartiere all’evasione e la ferrea tenuta delle politiche di rigore.
“E’ un presente duro quello che l’Italia del lavoro sta vivendo”, esordisce  Napolitano dopo aver ascoltato i dati dell’Istat snocciolati dal ministro Elsa Fornero. “Realtà da non sottovalutare” accompagnate da casi di suicidio che si moltiplicano e che ci “scuotono”. Da qui l’invito ai partiti di non fare una battaglia di retroguardia. Troppo grave è la crisi per perdersi nel “dedalo di interessi particolari”. E’ l’ora del ‘cambiamento’, scandisce. E questo vale per la politica come per i cittadini: “La realtà non è più quella di un decennio fa e non può essere affrontata arroccandosi nelle conquiste del passato”.
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Casini: “Il Terzo Polo è finito sotto un cumulo di macerie”

ROMA - La ‘disfatta’ alle urne dei moderati finiti, come dice Pier Ferdinando Casini, sotto un ‘cumulo di macerie’, mette a repentaglio il progetto centrista volto a ricostruire quella casa comune che il leader dell’Udc con gli alleati del Terzo Polo sognava come la via d’uscita dalla seconda Repubblica.
E il leader Udc passa alle vie di fatto e dà il benservito al Terzo Polo che “é stato importante per chiudere la stagione Berlusconi, ma non è in grado di rappresentare la richiesta di cambiamento e novità”. Ma intanto i risultati elettorali consigliano a Casini di prendersi una pausa di riflessione. “Ora voglio pensare. E’ quello che i politici devono fare nei momenti delicati. I voti di Pdl e Lega non li abbiamo certo presi noi” osserva il leader centrista. Intanto, in attesa che torni dalla “quarantena in un eremo” dove lui stesso si vede rifugiato a riflettere sulla strategia adottata fin qui e per il futuro, Casini rassicura però sull’attualità del Partito della Nazione. “Il progetto che avevamo in mente per riunire i moderati del Paese se prima era urgente ora è fondamentale. C’é da andare molto oltre l’Udc e il Terzo polo” dice. E intanto Casini dà qualche indicazione sulle future alleanze. “Abbiamo sempre scelto - afferma -, ma non ci interessa aggiungerci alla foto di Vasto, né inseguire la Lega nella valli padane”. Ad andare oltre il Pdl, invece, ci pensa intanto Luca Cordero di Montezemolo che, letti i risultati elettorali, rilancia il suo ‘cantiere liberal-democratico’.
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Monti all’attacco del passato: il Pdl non ci sta e chiede le dimissioni del Professore

ROMA - Un colpo alla Lega e due al Pdl. Mario Monti presenta la sua ‘spending review’ guardando al passato e a quegli “errori gravi” di chi “ha schiacciato sulle generazioni future” il costo di una vita che il Paese ha vissuto al di sopra delle sue possibilità portandolo ad avere una pressione fiscale da record. Il premier veste i panni del risanatore e, accogliendo nel proprio staff il neo Commissario Enrico Bondi, molla forse per la prima volta la cautela del professore prestato alla politica e muove critiche sulle scelte del passato. E su quelle annunciate per il futuro. Dietro alla lavagna finisce subito l’abolizione dell’Ici, cavallo di battaglia del Pdl di Berlusconi, ma anche la ‘ricetta’ di Alfano che nei giorni scorsi ha proposto che le imprese che hanno crediti con lo Stato non paghino le tasse per una cifra equivalente.
“Se oggi c’è l’Imu - dice infatti il Professore - bisogna accettare l’amara verità che tre anni fa è stata abolita l’Ici sulla prima casa senza valutare le conseguenze” in una situazione dei conti “precaria”. Non solo: “Ho ricordato - aggiunge Monti - come è stato necessario introdurre l’Imu in un contesto molto degradato di finanza pubblica reso ancora più degradato dalla mancanza di crescita che derivava dalla carenza di azioni di politica economica e fino a poco tempo fa dalla mancanza di consapevolezza che l’Italia cresceva poco, a dispetto di alcuni e un poco superficiali indicatori di benessere”. Insomma, “ci sono responsabilità ed errori gravi del passato che sono causa di un peso tributario oggi eccessivo”, sentenzia. Ma è contro la Lega e la giornata di ribellione fiscale che il premier appare più duro: “Voglio esprimere parole di sdegno per chi ha governato ed intende proporsi al governo del Paese e che non può giustificare l’evasione fiscale. Non si può istigare a non pagare le tasse”, scandisce il capo del governo spiegando che “altri sono i modi in un Paese serio per risolvere i problemi”.
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Lavoro, prima intesa nella maggioranza

ROMA - Il risultato delle amministrative che ha terremotato il quadro politico, non affonda il ddl lavoro, come alcuni avevano temuto. Anzi.
Al termine di una riunione tra il ministro Elsa Fornero e la maggioranza, è stata trovata una intesa di massima su alcune modifiche al provvedimento nella parte sulla “flessibilità in entrata” che soddisfano il Pdl.
Mentre il Pd ha blindato l’articolo 18. Tutto cioé dovrebbe far camminare più speditamente il testo, rispondendo così anche alle sollecitazioni del commissario europeo agli Affari economici Olli Rehn.
“Un ritardo nella riforma del mercato del lavoro può danneggiare l’Italia nell’attuale fase di tensione dei mercati”, ha detto Rehn, a Roma.

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La Lega lancia la rivolta fiscale

ROMA - La Lega carica a testa bassa sulle tasse e lancia la ‘rivolta fiscale’ contro l’Imu, facendo leva sui sindaci del Carroccio. L’iniziativa che sarà promossa domani è stata spiegata da Roberto Maroni, in una giornata di campagna elettorale in vista delle amministrative. Anche il segretario del Pdl Angelino Alfano incalza il governo sulla necessità di abbassare le tasse, preannunciando una proposta di legge per compensare i crediti delle imprese verso lo Stato con un eguale taglio delle imposte. E il Pd chiede “un segnale” a famiglie e imprese prima delle scadenze di giugno.
ROMA - La Lega Nord carica a testa bassa sulle tasse e lancia la ‘rivolta fiscale’ contro l’Imu, facendo leva sui sindaci del Carroccio. L’iniziativa che sarà promossa domani è stata spiegata da Roberto Maroni, in una piena giornata di campagna elettorale in vista delle amministrative di domenica 6 maggio. Anche il segretario del Pdl Angelino Alfano incalza il governo sulla necessità di abbassare le tasse, e preannuncia una proposta di legge del Pdl per compensare i crediti delle imprese verso lo Stato con un eguale taglio delle imposte. Il Pd, con toni meno battaglieri, chiede comunque al governo di dare “un segnale” a famiglie e imprese prima delle scadenze di giugno.
La “rivolta fiscale” contro l’Imu è stata spiegata da Roberto Maroni. La lancerà domani a Zanica (Bergamo), in occasione del ‘Lega Unita Day’, il secondo raduno per esorcizzare lo spettro degli scandali che hanno toccato il partito. “Promuoveremo - ha detto l’ex ministro dell’Interno - la disobbedienza civile e l’opposizione fiscale, in modo da non mettere nei pasticci i cittadini”. “Coinvolgeremo i nostri oltre 500 sindaci - ha aggiunto Maroni - perché diano copertura a chi aderirà alla nostra iniziativa. La gente non deve scendere in piazza, ma deve fare obiezione fiscale. Allora sì che salterà il banco”.
Maroni spera di intercettare la rabbia di tutti i sindaci, che il 24 maggio hanno in programma una manifestazione promossa dall’Anci. I primi cittadini sono arrabbiati, come ha spiegato il primo cittadino di Milano Giuliano Pisapia, perché essi devono far pagare l’Imu ai cittadini ma l’imposta andrà tutta nelle casse dello Stato, mentre quelle dei comuni sono davvero in crisi. Addirittura Pisapia ha aperto alla possibilità di convergenze tra sindaci e Lega: “Se ci sono, su battaglie giuste, possibilità di unità di intenti e di azione credo sia dovere di un amministratore perseguirle”. E Piasapia ha convenuto pure sulla giustezza di un’altra proposta di Maroni, quella che i comuni disdicano il contratto con Equitalia per la riscossione delle imposte comunali: cosa prevista, peraltro, dal decreto sviluppo del 2011 e mai attuata dai sindaci per la difficoltà di riscuotere in proprio. Tant’è vero che Piasapia ha escluso che Milano lo faccia. “Vadano avanti i piccoli comuni” ha detto.
E sull’Imu e sulla eccessiva pressione fiscale ha battuto anche il segretario del Pdl Angelino Alfano, impegnato nel difficile equilibrio di tenere aperto un filo con la Lega, sostenere il governo Monti e arginare la spinta degli ex An per le urne anticipate (“Non abbiamo nessun problema con gli amici che provengono d An” ha però assicurato). Alfano, rivolgendosi al governo Monti, ha detto che “la prima misura per la crescita” è abbassare le tasse, la prima delle quali è proprio l’Imu, che andrebbe “alleggerita” grazie al taglio delle spese inutili.
Sulle troppe tasse ha convenuto il neopresidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, “Il nostro Paese è più che sufficientemente tartassato” con una pressione fiscale che “è a un livello che non è più ragionevole”. Alfano ha pure annunciato che il Pdl presenterà una proposta di legge che preveda “la possibilità per gli imprenditori che vantano crediti verso lo Sato di non pagare le tasse fino all’ammontare del loro credito”. Proposta già presentata come emendamento a diversi ddl del governo e sempre respinta dell’esecutivo, che ha debiti per 70 miliardi verso le imprese.

Monti: “Sul governo nessuna ripercussione”

ROMA - Il voto delle amministrative non avrà conseguenze sul governo; anzi, unitamente ai risultati in Francia, Grecia e persino Germania, “agevola” il compito del governo italiano che da tempo chiede all’Europa di fare di più sul fronte della crescita. Ed è proprio l’Ue che ora deve passare dalle parole ai fatti, adottando il prima possibile misure per rilanciare la stagnante economia del Vecchio Continente.
Parola di Mario Monti che durante un dibattito a Roma si toglie un sassolino dalle scarpe sulle “conseguenze umane” della crisi invitando coloro che hanno “portato l’economia in questo stato” a “riflettere” sulle “conseguenze” di una “crisi drammatica” figlia dell’insufficiente attenzione alle “riforme strutturali”.
Frase che richiama alla mente i tanti suicidi che costellano tragicamente la cronaca di questi giorni e che per questo scatenano alcune piccate reazioni da parte di quei partiti che si sentono chiamati in causa. E così, prima palazzo Chigi, poi lo stesso presidente del Consiglio chiariscono: non mi riferivo a chi si è tolto la vita, evento tragico di cui “non mi permetterei di parlare in un contesto come questo”, precisa Monti. Né tantomeno a puntavo l’indice contro questo o quel governo, aggiunge. Insomma, rimarca con un occhio ai partiti (ed in particolare a quello di Silvio Berlusconi particolarmente agitato dopo il voto) non c’era nessun intento di fare “speculazioni politiche”. Il cuore del discorso del professore è sull’Europa.
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“Voto possibile a ottobre”

berlusconiROMA – “Se si andasse a elezioni a ottobre la sinistra potrebbe vincere, con questa legge elettorale”. Lo ha detto Berlusconi ai coordinatori regionali del Pdl, sottolineando che lo scenario è ipotizzabile ‘visto che la Lega masochisticamente ha deciso di andare alle amministrative da sola e Fini ha fatto quello che ha fatto’. L’ex premier ha poi sottolineato che solo se i moderati resteranno uniti si potranno vincere le prossime elezioni. Ha anche annunciato che al prossimo congresso sarà sottoposta ‘l’ipotesi di dare un nuovo nome al partito’.
“Noi speriamo che i moderati si possano presentare insieme alle prossime elezioni”, ha poi risposto Berlusconi a chi gli chiedeva se il suo partito sarà alternativo o alleato di Pier Ferdinando Casini.
Immediata la reazione sul fronte politico opposto: “Il Pd mantiene la parola data e per noi si vota nella primavera del 2013. Se Berlusconi ha problemi, lo dica ma mi consenta di lasciare a me la parola sul Pd”. Pier Luigi Bersani non ci sta insomma di appoggiare la possibilità di un ricorso alle urne anticipato. E gli fa eco Renato Schifani. Il voto ad ottobre? “Spero proprio di no, ma non credo: sarebbe un danno per il paese”, ha affermato il presidente del Senato interpellato all’uscita di Palazzo Madama.
Il botta e risposta a distanza era partito da alcune dichiarazioni fatte dell’ex presidente del Consiglio in Transatlatico ai cronisti: “Stiamo lavorando ad un sistema elettorale che si avvicini a quello tedesco”, anche se, ha sottolineato Berlusconi, se non sarà possibile riformare il sistema di voto si dovrà per forza votare con l’attuale legge “per coalizioni”. “Stiamo lavorando - ha detto l’ex premier - a una legge elettorale con la sinistra che si avvicini al modello proporzionale tedesco, dove i partiti si presentano da soli e il partito che ottiene più voti ha la responsabilità di formare il governo, che può essere quello formato con la destra o con la sinistra come ha fatto Merkel che ha fatto un governo con i liberali e un altro con i socialdemocratici. Se questo non fosse possibile - ha concluso Berlusconi - si andrà a votare con l’attuale legge per coalizioni e quindi ancora una volta di più sarà fondamentale che i moderati si presentino insieme”.
Una riflessione che ha fatto reagire Casini: “C’é un tentativo di sabotaggio della nuova legge elettorale: è un tentativo trasversale che va da desta a sinistra da parte di chi si sta rassegnando e preferisce andare al voto con la legge attuale”.

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