Per cambiare il mondo si comincia da una molecola
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- Published on Monday, 17 October 2011 18:17
Il professor Solomon, inventore con altri studiosi, delle banconote plastificate in uso in Australia e Rizzardo, si sono incontrati nel 1976, quando Solomon ha assunto il chimico italo–australiano che, abbandonati gli studi di medicina, è diventato direttore della “Materials Science and Engineering” del CSIRO di Melbourne.
Raggiunto telefonicamente dopo aver vinto assieme a Solomon il premio per le Scienze del primo ministro, del valore di $ 300.000, il professor Rizzardo sottolinea la difficoltà di spiegare in parole povere e in maniera chiara, semplice e non tecnica la scoperta: “Il polimero e una macromolecola, ovvero una molecola dall’elevato peso molecolare, costituita da un gran numero di gruppi molecolari, (detti unità ripetitive) uguali o diverse, uniti a catena mediante la ripetizione dello stesso tipo di legame. Con la tecnica tradizionale il processo di legare queste molecole più piccole era rapido e non controllabile e la materia quindi aveva diverse componenti. La tecnica da noi inventata ci permette invece di isolare le componenti e controllare il processo così da produrre dei polimeri mirati”. Per spiegare meglio il concetto il professor Rizzardo mi ha chiesto di immaginare una collana di perle, dove le perle sono le molecole individuali, mentre la collana è il polimero, e le perle potevano essere ad esempio delle molecole liquide, mentre il prodotto finale (la collana, polimero) è un solido.
Non importa capire esattamente la complicata teoria chimica, elaborata dai due ricercatori, per comprendere l’importanza della scoperta basta esaminare le nuove maniere in cui questa verrà applicata. Il 67enne Ezio Rizzardo, arrivato in Australia dal Veneto quando era poco più di un adolescente, sottolinea che una compagnia farmaceutica australiana sta esaminando la possibilità utilizzare i polimeri di nuova generazione per migliorare i farmaci anti cancro, renderli più efficaci, prolungarne gli effetti benefici e ridurne quelli tossici collaterali.
“Un’altra applicazione sulla quale stiamo lavorando – ha aggiunto eccitato Ezio Rizzardo – è la produzione di pannelli solari in plastica, per convertire la luce solare in elettricità. I polimeri ci permetteranno di produrre dei moduli flessibili, leggerissimi e, a confronto di quelli di silicio al momento in commercio, a costi molto inferiori. Il problema che stiamo tentando di risolvere – ha continuato Rizzardo – è quello del deterioramento ai quali sono soggetti i pannelli lasciati esposti alle intemperie per molto tempo. Stiamo tentando di trovare una maniera per incapsulare i pannelli in maniera che non deteriorino”.
Il professor Rizzardo prende le distanze da una mia domanda, sulla possibilità che la sua scoperta possa portare al rallentamento del processo di invecchiamento, precisando che mentre molte case di cosmetici utilizzano polimeri in prodotti come lo smalto per le unghie o il balsamo per i capelli, ancora non ci sono prove che possano essere utilizzati anche per arrestare l’invecchiamento.
Nato a Onigo di Piave in provincia di Treviso, Ezio Rizzardo è arrivato con la famiglia a Sydney, all’età di 13 anni, senza conoscere una parola d’inglese. “Fortuna che ho frequentato la Epping Boy’s High School, quando nessun altro coetaneo parlava l’italiano” – dichiara Rizzardo – rivelando che non aveva gran voglia di studiare e che i suoi familiari erano carrozzieri e lui era interessato a seguire le orme del padre, ma la madre si è imposta dicendogli che avrebbe potuto farlo solo se avesse conseguito la laurea.
Ezio Rizzardo, per fortuna, non era un ribelle ed ha ascoltato i consigli della madre, ottenendo la laurea con lode all’università del NSW, il dottorato a quella di Sydney ed lavorando come ricercatore all’università di Boston. Qui ha lavorato con il premio Nobel Sir Derrick Barton nel campo farmaceutico, ed ha per primo prodotto una forma sintetica di vitamina D per coloro che hanno problemi renali o di fegato (la vitamina D non è attiva quando entra nel sistema in forma di pillole o di raggi solari e viene modificata nel fegato e nei reni), prima di fare ritorno in Australia, ove si insediò prima all’Università Nazionale a Canberra e poi, 34 anni or sono, al CSIRO.
Nel corso degli anni sono stati svolti molti studi sul comportamento dei polimeri e sulla loro caratterizzazione, nonché sulle metodiche di polimerizzazione. In particolare nel 1963 Karl Ziegler e Giulio Natta hanno ottenuto il premio Nobel per la chimica, come riconoscimento dei loro studi sui polimeri (in particolare per la scoperta dei cosiddetti “catalizzatori di Ziegler-Natta”). E’ quindi quasi per associazione di idee che chiedo ad Enzo Rizzardo se anche il collega Solomon e lui, sperano di entrare in quel club esclusivo che sono i premi Nobel.
Il chimico italo–australiano non si scompone, anzi dichiara che la teoria chimica sui polimeri è stata definita dalla comunità scientifica come la più importante da quella di Natta e Ziegler e, quando tento di incalzarlo, fa notare con modestia che non sta certo a lui dire se o meno merita il premio Nobel. Il professore poi aggiunge, precisando che non sono parole sue, che secondo altri studiosi il lavoro di ricerca svolto sui polimeri dovrebbe essere premiato con il Nobel per la chimica, e che in base ad informazioni ricevute da persone ben informate, sembra che il suo nome e quello di Solomon sarebbero già stati inseriti nella lista per l’ambito premio. Buona fortuna professor Rizzardo.
MELBOURNE - Ci sono serie possibilità che entro i prossimi anni quando acquisteremo un computer o un copertone, una lattina di pittura o di adesivo, ma anche un cosmetico o una medicina, e centinaia di altri prodotti, questi conterranno delle componenti prodotte grazie alle rivoluzionarie teorie chimiche sviluppate da una squadra di ricercatori guidata da due scienziati del CSIRO, i professori Ezio Rizzardo (nella foto) e David Solomon.
Le teorie chimiche dei due studiosi sono ormai parte integrante dei corsi di quasi tutte le facoltà universitarie di chimica e dei laboratori di una sessantina di compagnie tra le più disparate, quali l’Oreal (cosmetici), la DuPont e la Dulux (vernici), l’IBM e la 3M (tecnologia), ed influenzeranno in maniera esponenziale la produzione di mezza tonnellata di polimeri, soprattutto di plastica, che ci troviamo ad usare, costantemente nella vita di tutti i giorni.
Il professor Solomon, inventore con altri studiosi, delle banconote plastificate in uso in Australia e Rizzardo, si sono incontrati nel 1976, quando Solomon ha assunto il chimico italo–australiano che, abbandonati gli studi di medicina, è diventato direttore della “Materials Science and Engineering” del CSIRO di Melbourne.
Raggiunto telefonicamente dopo aver vinto assieme a Solomon il premio per le Scienze del primo ministro, del valore di $ 300.000, il professor Rizzardo sottolinea la difficoltà di spiegare in parole povere e in maniera chiara, semplice e non tecnica la scoperta: “Il polimero e una macromolecola, ovvero una molecola dall’elevato peso molecolare, costituita da un gran numero di gruppi molecolari, (detti unità ripetitive) uguali o diverse, uniti a catena mediante la ripetizione dello stesso tipo di legame. Con la tecnica tradizionale il processo di legare queste molecole più piccole era rapido e non controllabile e la materia quindi aveva diverse componenti. La tecnica da noi inventata ci permette invece di isolare le componenti e controllare il processo così da produrre dei polimeri mirati”. Per spiegare meglio il concetto il professor Rizzardo mi ha chiesto di immaginare una collana di perle, dove le perle sono le molecole individuali, mentre la collana è il polimero, e le perle potevano essere ad esempio delle molecole liquide, mentre il prodotto finale (la collana, polimero) è un solido.
Non importa capire esattamente la complicata teoria chimica, elaborata dai due ricercatori, per comprendere l’importanza della scoperta basta esaminare le nuove maniere in cui questa verrà applicata. Il 67enne Ezio Rizzardo, arrivato in Australia dal Veneto quando era poco più di un adolescente, sottolinea che una compagnia farmaceutica australiana sta esaminando la possibilità utilizzare i polimeri di nuova generazione per migliorare i farmaci anti cancro, renderli più efficaci, prolungarne gli effetti benefici e ridurne quelli tossici collaterali.
“Un’altra applicazione sulla quale stiamo lavorando – ha aggiunto eccitato Ezio Rizzardo – è la produzione di pannelli solari in plastica, per convertire la luce solare in elettricità. I polimeri ci permetteranno di produrre dei moduli flessibili, leggerissimi e, a confronto di quelli di silicio al momento in commercio, a costi molto inferiori. Il problema che stiamo tentando di risolvere – ha continuato Rizzardo – è quello del deterioramento ai quali sono soggetti i pannelli lasciati esposti alle intemperie per molto tempo. Stiamo tentando di trovare una maniera per incapsulare i pannelli in maniera che non deteriorino”.
Il professor Rizzardo prende le distanze da una mia domanda, sulla possibilità che la sua scoperta possa portare al rallentamento del processo di invecchiamento, precisando che mentre molte case di cosmetici utilizzano polimeri in prodotti come lo smalto per le unghie o il balsamo per i capelli, ancora non ci sono prove che possano essere utilizzati anche per arrestare l’invecchiamento.
Nato a Onigo di Piave in provincia di Treviso, Ezio Rizzardo è arrivato con la famiglia a Sydney, all’età di 13 anni, senza conoscere una parola d’inglese. “Fortuna che ho frequentato la Epping Boy’s High School, quando nessun altro coetaneo parlava l’italiano” – dichiara Rizzardo – rivelando che non aveva gran voglia di studiare e che i suoi familiari erano carrozzieri e lui era interessato a seguire le orme del padre, ma la madre si è imposta dicendogli che avrebbe potuto farlo solo se avesse conseguito la laurea.
Ezio Rizzardo, per fortuna, non era un ribelle ed ha ascoltato i consigli della madre, ottenendo la laurea con lode all’università del NSW, il dottorato a quella di Sydney ed lavorando come ricercatore all’università di Boston. Qui ha lavorato con il premio Nobel Sir Derrick Barton nel campo farmaceutico, ed ha per primo prodotto una forma sintetica di vitamina D per coloro che hanno problemi renali o di fegato (la vitamina D non è attiva quando entra nel sistema in forma di pillole o di raggi solari e viene modificata nel fegato e nei reni), prima di fare ritorno in Australia, ove si insediò prima all’Università Nazionale a Canberra e poi, 34 anni or sono, al CSIRO.
Nel corso degli anni sono stati svolti molti studi sul comportamento dei polimeri e sulla loro caratterizzazione, nonché sulle metodiche di polimerizzazione. In particolare nel 1963 Karl Ziegler e Giulio Natta hanno ottenuto il premio Nobel per la chimica, come riconoscimento dei loro studi sui polimeri (in particolare per la scoperta dei cosiddetti “catalizzatori di Ziegler-Natta”). E’ quindi quasi per associazione di idee che chiedo ad Enzo Rizzardo se anche il collega Solomon e lui, sperano di entrare in quel club esclusivo che sono i premi Nobel.
Il chimico italo–australiano non si scompone, anzi dichiara che la teoria chimica sui polimeri è stata definita dalla comunità scientifica come la più importante da quella di Natta e Ziegler e, quando tento di incalzarlo, fa notare con modestia che non sta certo a lui dire se o meno merita il premio Nobel. Il professore poi aggiunge, precisando che non sono parole sue, che secondo altri studiosi il lavoro di ricerca svolto sui polimeri dovrebbe essere premiato con il Nobel per la chimica, e che in base ad informazioni ricevute da persone ben informate, sembra che il suo nome e quello di Solomon sarebbero già stati inseriti nella lista per l’ambito premio. Buona fortuna professor Rizzardo.
Le teorie chimiche dei due studiosi sono ormai parte integrante dei corsi di quasi tutte le facoltà universitarie di chimica e dei laboratori di una sessantina di compagnie tra le più disparate, quali l’Oreal (cosmetici), la DuPont e la Dulux (vernici), l’IBM e la 3M (tecnologia), ed influenzeranno in maniera esponenziale la produzione di mezza tonnellata di polimeri, soprattutto di plastica, che ci troviamo ad usare, costantemente nella vita di tutti i giorni.
Il professor Solomon, inventore con altri studiosi, delle banconote plastificate in uso in Australia e Rizzardo, si sono incontrati nel 1976, quando Solomon ha assunto il chimico italo–australiano che, abbandonati gli studi di medicina, è diventato direttore della “Materials Science and Engineering” del CSIRO di Melbourne.
Raggiunto telefonicamente dopo aver vinto assieme a Solomon il premio per le Scienze del primo ministro, del valore di $ 300.000, il professor Rizzardo sottolinea la difficoltà di spiegare in parole povere e in maniera chiara, semplice e non tecnica la scoperta: “Il polimero e una macromolecola, ovvero una molecola dall’elevato peso molecolare, costituita da un gran numero di gruppi molecolari, (detti unità ripetitive) uguali o diverse, uniti a catena mediante la ripetizione dello stesso tipo di legame. Con la tecnica tradizionale il processo di legare queste molecole più piccole era rapido e non controllabile e la materia quindi aveva diverse componenti. La tecnica da noi inventata ci permette invece di isolare le componenti e controllare il processo così da produrre dei polimeri mirati”. Per spiegare meglio il concetto il professor Rizzardo mi ha chiesto di immaginare una collana di perle, dove le perle sono le molecole individuali, mentre la collana è il polimero, e le perle potevano essere ad esempio delle molecole liquide, mentre il prodotto finale (la collana, polimero) è un solido.
Non importa capire esattamente la complicata teoria chimica, elaborata dai due ricercatori, per comprendere l’importanza della scoperta basta esaminare le nuove maniere in cui questa verrà applicata. Il 67enne Ezio Rizzardo, arrivato in Australia dal Veneto quando era poco più di un adolescente, sottolinea che una compagnia farmaceutica australiana sta esaminando la possibilità utilizzare i polimeri di nuova generazione per migliorare i farmaci anti cancro, renderli più efficaci, prolungarne gli effetti benefici e ridurne quelli tossici collaterali.
“Un’altra applicazione sulla quale stiamo lavorando – ha aggiunto eccitato Ezio Rizzardo – è la produzione di pannelli solari in plastica, per convertire la luce solare in elettricità. I polimeri ci permetteranno di produrre dei moduli flessibili, leggerissimi e, a confronto di quelli di silicio al momento in commercio, a costi molto inferiori. Il problema che stiamo tentando di risolvere – ha continuato Rizzardo – è quello del deterioramento ai quali sono soggetti i pannelli lasciati esposti alle intemperie per molto tempo. Stiamo tentando di trovare una maniera per incapsulare i pannelli in maniera che non deteriorino”.
Il professor Rizzardo prende le distanze da una mia domanda, sulla possibilità che la sua scoperta possa portare al rallentamento del processo di invecchiamento, precisando che mentre molte case di cosmetici utilizzano polimeri in prodotti come lo smalto per le unghie o il balsamo per i capelli, ancora non ci sono prove che possano essere utilizzati anche per arrestare l’invecchiamento.
Nato a Onigo di Piave in provincia di Treviso, Ezio Rizzardo è arrivato con la famiglia a Sydney, all’età di 13 anni, senza conoscere una parola d’inglese. “Fortuna che ho frequentato la Epping Boy’s High School, quando nessun altro coetaneo parlava l’italiano” – dichiara Rizzardo – rivelando che non aveva gran voglia di studiare e che i suoi familiari erano carrozzieri e lui era interessato a seguire le orme del padre, ma la madre si è imposta dicendogli che avrebbe potuto farlo solo se avesse conseguito la laurea.
Ezio Rizzardo, per fortuna, non era un ribelle ed ha ascoltato i consigli della madre, ottenendo la laurea con lode all’università del NSW, il dottorato a quella di Sydney ed lavorando come ricercatore all’università di Boston. Qui ha lavorato con il premio Nobel Sir Derrick Barton nel campo farmaceutico, ed ha per primo prodotto una forma sintetica di vitamina D per coloro che hanno problemi renali o di fegato (la vitamina D non è attiva quando entra nel sistema in forma di pillole o di raggi solari e viene modificata nel fegato e nei reni), prima di fare ritorno in Australia, ove si insediò prima all’Università Nazionale a Canberra e poi, 34 anni or sono, al CSIRO.
Nel corso degli anni sono stati svolti molti studi sul comportamento dei polimeri e sulla loro caratterizzazione, nonché sulle metodiche di polimerizzazione. In particolare nel 1963 Karl Ziegler e Giulio Natta hanno ottenuto il premio Nobel per la chimica, come riconoscimento dei loro studi sui polimeri (in particolare per la scoperta dei cosiddetti “catalizzatori di Ziegler-Natta”). E’ quindi quasi per associazione di idee che chiedo ad Enzo Rizzardo se anche il collega Solomon e lui, sperano di entrare in quel club esclusivo che sono i premi Nobel.
Il chimico italo–australiano non si scompone, anzi dichiara che la teoria chimica sui polimeri è stata definita dalla comunità scientifica come la più importante da quella di Natta e Ziegler e, quando tento di incalzarlo, fa notare con modestia che non sta certo a lui dire se o meno merita il premio Nobel. Il professore poi aggiunge, precisando che non sono parole sue, che secondo altri studiosi il lavoro di ricerca svolto sui polimeri dovrebbe essere premiato con il Nobel per la chimica, e che in base ad informazioni ricevute da persone ben informate, sembra che il suo nome e quello di Solomon sarebbero già stati inseriti nella lista per l’ambito premio. Buona fortuna professor Rizzardo.






