Kevin Rudd: un’assurda tentazione
- Details
- Published on Sunday, 18 December 2011 23:17
Rudd, insomma, da lunedì scorso ha qualche alleato in più all’interno della squadra laburista e Gillard qualcuno in meno. Non ci sono ancora i “numeri” per una sfida, ma abbastanza per rendere la situazione incandescente e rovinare il Natale del primo ministro.
Anche se la maggioranza del gruppo parlamentare laburista ha ancora più di qualche riserva su un ritorno che porterebbe ad una nuova serie di incognite, quella stessa maggioranza si rende perfettamente conto che il partito continua ad essere percepito, dall’esterno, indefinito, incerto, e attraversato da una continua lotta tra “bande”. Qualunque cosa dica il leader si leva immancabile il controcanto di qualcuno pronto perlomeno a dare l’impressione di non essere interamente d’accordo: Rudd non ha i “numeri” e forse non li avrà mai, ma la “teoria della sfida”, la conta infinita continueranno a disturbare la vita di un governo che rimane debole e impacciato.
Nonostante i malumori interni, le correzioni in corsa di Martin Ferguson che, 24 ore dopo aver affermato di essere fedele solo al partito, è stato costretto quasi a “giurare” pubblicamente fedeltà all’attuale leader, è difficile pensare che Rudd possa davvero tornare a guidare i laburisti. Il suo ritorno sarebbe un atto disperato che avrebbe un effetto devastante all’interno del partito. La fine di Gillard, prima di tutto, significherebbe automaticamente la fine di Wayne Swan che, quasi sicuramente, lascerebbe il posto a Chris Bowen al timone del Tesoro. Ma la vera rivoluzione dovrebbe per forza avvenire sul fronte programmatico con una doppia rivisitazione-shock di intenti su carbon tax e rapporti con i verdi. Una duplice mossa-terremoto che precederebbe di pochissimo un ritorno anticipato alle urne per cercare di sfruttare al meglio lo scontato risveglio di interesse per i laburisti che languono, dal punto di vista dei consensi popolari, otto punti indietro rispetto al debole risultato del voto del 2010. Un declino senza precedenti.
Troppi i rischi nel ritornare indietro, più ancora di quelli che i laburisti hanno davanti con quella disastrosa promessa del budget in attivo a qualsiasi costo nel 2012/13, abbinato alla vertiginosa spirale dei prezzi della bolletta energetica (negli ultimi tre anni solo quella dell’elettricità è aumentata del 40 per cento) che la carbon tax alimenterà ulteriormente.
Con l’incognita, solo sull’entità, della recessione europea e delle conseguenze che avrà sull’economia della Cina (e conseguentemente su quella australiana), Gillard nel 2012 avrà il difficilissimo compito di varare in fretta un piano di riforme per assorbire i contraccolpi globali, sui quali non ha praticamente alcun controllo e colpa, e stimolare allo stesso tempo produttività e consumi. Una sfida non da poco per qualsiasi governo, figuriamoci per uno nato debole, che continua ad essere debole, e che sembra più concentrato sul proprio futuro che su quello del Paese.
DARIO NELLI






