Gillard rafforza la sua leadership
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- Published on Sunday, 11 December 2011 23:35
Combet potrebbe rimpiazzare il senatore Kim Carr alla guida del Dicastero dell’Industria.
Bill Shorten, uno degli uomini-chiave del “golpe” anti-Rudd dello scorso anno, potrebbe invece diventare, nel rimpasto che Gillard si appresta ad annunciare (forse già quest’oggi), il nuovo ministro per le Relazioni Industriali, a scapito del senatore Chris Evans. Nicola Roxon dalla Sanità dovrebbe passare alla Giustizia, lasciando il campo aperto al suo attuale “vice”, e responsabile dei Servizi per gli Anziani e la Salute mentale, Mark Butler.
Promozione quasi certa anche per un altro dei “golpisti”, Mark Arbib, a cui va un po’ stretto l’incarico di ministro per i Servizi per gli aborigeni. Tutte “voci” al momento con una sola certezza: la squadra laburista verrà rilanciata in vista di un anno in cui sarà di fondamentale importanza iniziare a risalire qualche posizione sulla scala del consenso popolare. Il ritardo accumulato nel cosiddetto “anno del fare” è notevole, ma il governo si augura di avere raggiunto il punto di svolta, anche perché il leader dell’opposizione dovrebbe avere ormai esaurito la sua riserva di “no”: con la machiavellica manovra che ha portato l’ex liberale Peter Slipper sulla poltrona di Speaker, sottraendo due voti alla Coalizione alla Camera, il governo si è pressoché garantito il completamento del mandato e Tony Abbott, per forza di cose, dovrà ridisegnare la sua strategia rassegnandosi al fatto che si andrà a votare appena nella seconda metà del 2013 e che, quindi, sarà necessario formulare un serio programma d’alternativa.
Anno nuovo e strategia nuova d’obbligo, dunque, per il leader liberale, ma anche per Julia Gillard che si ripresenterà in campo con una squadra, almeno per ciò che riguarda la sua leadership, rafforzata e galvanizzata da sondaggi un tantino meno drammatici, rispetto qualche mese fa, e da un’opposizione costretta a mettere sul tavolo qualche proposta e quindi un tantino più vulnerabile.
Che il primo ministro si senta già un po’ più sicura di sé l’ha dimostrato anche nel recente Congresso laburista quando, con straordinaria spregiudicatezza e una buona dose di “cattiveria” politica, ha portato un attacco frontale al “rivale di casa” Kevin Rudd: omesso non certo per errore dalla lista dei primi ministri laburisti, preso in giro parlando di “un’incoronazione” avvenuta nel corso del Congresso 2009, e relegato a chiudere i lavori del vertice quando la maggior parte dei delegati era con la valigia in mano o addirittura già all’aeroporto. Un autentico guanto di sfida quello lanciato dalla Gillard: “Caro Kevin se hai i numeri agisci…”, ben sapendo che i “numeri” non ci sono. E, soprattutto, che Rudd difficilmente li avrà, dato che i laburisti non lo “amano” e non l’hanno mai “amato” (è sempre stato considerato un po’ estraneo al partito, senza un passato ‘ALP doc’) e i sindacati lo hanno solo “tollerato”, non potendone fare a meno, nel suo periodo di incredibile popolarità.
Gillard, con una crescente autorità, che per l’appunto sarà rinforzata dal rimpasto, non aspetterà molto alla ripresa dei lavori parlamentari per cercare di indebolire la posizione di Abbott sul fronte dei richiedenti asilo. L’emendamento bocciato qualche mese fa alla Camera, che dovrebbe aggirare la decisione dell’Alta Corte di non permettere di condurre gli accertamenti sugli aspiranti profughi al di fuori dei confini nazionali, verrà riproposto in Aula. Con un doppio fine: quello di rilanciare la “soluzione Malesia”, approvata dal partito rinunciando a vecchi principi e tradizioni, ma soprattutto quello di mettere con le spalle al muro Abbott, togliendogli dalle mani un’importante carta elettorale. La “linea dura” insomma la vogliono anche i laburisti che però, per sembrare un po’ più “umanitari”, si sono inventati la formula degli scambi con Kuala Lumpur dei rifugiati “buoni e cattivi”: 4.000 con le carte in regola da accogliere in Australia in cambio del trasferimento nei campi profughi malesi di 800 persone senza appropriati documenti di identificazione. Ad Abbott, dicono Gillard e Bowen, l’ultima parola: almeno l’opportunismo è bipartisan.
DARIO NELLI






