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Tony Abbott adesso tiri fuori le idee

DARIO NELLI | Dato che gli elettori mal sopportano i litigi interni ai partiti e alle coalizioni, e appena sentono odore di burrasca si allontanano, Tony Abbott farebbe bene a lasciar perdere e accettare quello che è successo con una certa serenità. Tanto dopo 12 mesi di tentativi andati a vuoto avrà capito che il governo Gillard, debole, confuso, spregiudicato che sia, è destinato a durare fino al 2013 e che quindi tanto vale passare al “piano B”, quello che dovrebbe comprendere anche qualche programma. Il leader liberale è rimasto incredibilmente male dal “tradimento” di Peter Slipper, anche se il passato del “personaggio”, le sue note difficoltà col partito e la sua pressoché certa fine parlamentare alle prossime elezioni (nel seggio di Fisher il candidato liberale sarà il rientrante ex ministro del governo Howard, Mal Brough) non erano certo presupposti per aspettarsi un rifiuto del prestigioso, e ben remunerato, incarico di presidente della Camera. Forse Abbott è più che altro rimasto male per il fatto che i laburisti hanno saputo essere più spietati ed opportunisti di lui. Hanno agito senza preoccuparsi troppo della “correttezza” politica o dello stile, mostrando di non avere alcun imbarazzo nell’architettare un secondo golpe, augurandosi che gli elettori capiscano la necessità e accettino la disinvoltura dell’operazione. Difficile però che gli australiani accettino anche la storia della decisione “improvvisa e solitaria” di Harry Jenkins, dettata da una voglia tale di rituffarsi nella politica di partito da lasciare la presidenza della Camera di propria iniziativa riducendosi lo stipendio di circa 106 mila dollari l’anno e rinunciando ad una lunga lista di privilegi. Difficile, anzi direi impossibile, credere che Julia Gillard non sapesse assolutamente nulla, fino alle 7,30 di giovedì mattina, di quello che stava per succedere due ore e mezza dopo. Difficile, anzi impossibile, credere che la strategia Slipper non fosse stata pianificata nei minimi particolari dopo aver attentamente studiato il personaggio e le delizie del frazionismo altrui. Tanto più che, guarda caso, proprio giovedì scorso i famigliari del deputato (ora) indipendente erano a Canberra per assistere ai lavori parlamentari e, di conseguenza, “all’incoronazione”.
Una manovra machiavellica quella dei laburisti (ancora una volta all’opera la destra del New South Wales?) che con un colpo di teatro hanno irrobustito i loro numeri alla Camera, assicurandosi maggior respiro decisionale (con un deputato in più sono diventati un tantino meno ricattabili dagli indipendenti e dagli stessi verdi), ma sarà tutto da vedere come gli elettori interpreteranno la mossa tutta sostanza e niente classe (ammesso e concesso che oggi ce ne sia in politica). Sicuramente qualcuno avrà calcolato bene i tempi di espiazione del “peccato”. A più o meno 16 mesi dalla notte dei lunghi coltelli che ha portato alla defenestrazione di Rudd, il disappunto degli australiani sembra essersi dissipato, al punto che Gillard sta cominciando ad essere giudicata anche per quello che sta facendo. Il golpe Slipper, di sicuro di minore impatto emotivo di quello per la leadership laburista, dovrebbe quindi perdere qualsiasi effetto negativo nell’elettorato molto prima dell’appuntamento delle urne, previsto per la seconda metà del 2013. Quando anche le nuove imposte sulle emissioni inquinanti e sui super profitti minerari saranno entrate a pieno regime nella vita di ogni giorno, con i loro “benefici” che, secondo il governo, dovrebbero essere di gran lunga superiori ai sacrifici (rincari di alcuni beni e servizi) e quando i conti di cassa, crisi globale permettendo, dovrebbero essere ritornati in attivo. Sulla strada del voto anche il cuscinetto di un anno pieno (il 2012) durante il quale, assicura il nuovo stratega laburista, John McTernan, si passerà dalla fase di costruzione della piattaforma elettorale (che sarà completata al congresso nazionale dei prossimi giorni) a quella della “vendita”.
L’inaspettato “Slipper affair” inevitabilmente costringerà Abbott a cambiare, almeno un po’, la sua strategia anti-Gillard. Il leader dell’opposizione, con le elezioni ormai quasi certamente lontane quasi due anni, dovrà cominciare a costruire un piano d’alternativa, una credibile e concreta proposta di governo. Poca improvvisazione d’ora in poi e più collegialità per consolidare non solo il sostegno degli elettori, ma anche il livello di consenso interno che, negli ultimi tempi, ha mostrato qualche incrinatura. Non più solo azione d’urto dunque, con un ostruzionismo senza sconti, giustificato solo dall’obiettivo di abbattere il governo, e che quindi ora rischia di diventare una zavorra démodé, ma una ricalibratura d’intenti per mantenere le posizioni guadagnate. Qualora Abbott non seguisse questa strada, commetterebbe un errore catastrofico, anche perché Malcolm Turnbull è bravo, corretto, responsabile e “fedele”, ma non è sicuramente rimasto in Parlamento per poter fare, un giorno, il ministro dell’Ambiente e Christopher Pyne sta “crescendo” e diventando sempre meno “spalla” e sempre più protagonista sul palcoscenico liberale. Sta arrivando insomma il tempo, anche grazie al “tradimento” di Slipper, di stilare una proposta seria ed equilibrata da porre al centro dell’agenda politica, altrimenti Abbott rischia semplicemente di battere i record di Kim Beazley e John Hewson per durata nel ruolo di leader dell’opposizione o, addirittura, di non arrivare a farlo per “ripensamenti” interni.
DARIO NELLI

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