L’ingannevole titolo di una pregevole mostra di dipinti del Rinascimento
- Details
- Published on Sunday, 11 December 2011 23:35
Si tratta dunque di un’espressione che evoca uno straordinario periodo storico nella molteplicità dei suoi aspetti, nel complesso delle opere che ne furono il frutto, negli uomini che ne furono gli esponenti e nelle loro concezioni riguardo alla vita, all’arte, alla religione, alla politica, ecc. Non si può pertanto usare questo termine in maniera riduttiva o, peggio ancora, sfruttarne il fascino per propagandare mostre che, per quanto espongano opere pittoriche risalenti al Rinascimento, rappresentano solo una piccola porzione del grande patrimonio artistico di quell’epoca.
Eppure una mostra di una settantina di opere di autori perlopiù minori del Rinascimento, apertasi il 9 dicembre a Canberra presso la “National Gallery of Australia”, è stata intitolata Renaissance. Non solo, ma per dare ancora più lustro all’evento, nel manifesto pubblicitario è stata riprodotta l’unica opera di Raffaello presente nella mostra – che nel manifesto appare come una grande tela ma che in realtà è un piccolo dipinto di cm. 43 x 34 raffigurante San Sebastiano – appartenente al periodo giovanile del genio urbinate quando ancora risentiva dell’influenza del suo grande maestro Pietro Perugino.
Come ampiamente riportato dalla stampa australiana, la mostra è frutto di una fortunata circostanza, colta al volo dal direttore della National Gallery, Ron Radford, quando, navigando sull’internet alla ricerca di notizie dal mondo dell’arte, scoprì che il museo dell’Accademia Carrara di Bergamo avrebbe osservato un periodo di chiusura per lavori di restauro dell’edificio storico.
Non riuscendo a ottenere riscontro alle sue missive elettroniche nelle quali chiedeva alle autorità del museo bergamasco di considerare la possibilità di mettere in mostra un certo numero di opere in Australia, Ron Radford si recò di persona a Bergamo riuscendo a vedere esaudita la sua richiesta.
A onor del vero, l’Accademia di Carrara – che trae il proprio nome dal conte Giacomo Carrara, mecenate e appassionato collezionista che alla fine del Settecento, lasciò in eredità alla città di Bergamo la sua ricca collezione privata – aveva dato alla mostra un titolo più sobrio e più in linea col suo contenuto: “Maestri del Rinascimento: dipinti italiani del XV e XVI secolo” dall’Accademia Carrara di Bergamo.
Il direttore del museo, Giovanni Valagussa, che ha partecipato all’allestimento della mostra nelle vesti di conservatore responsabile dei dipinti, in una nota introduttiva in lingua italiana, ha delineato in maniera articolata e incisiva i criteri con cui le settanta opere sono state messe in correlazione attraverso tre distinti itinerari artistici.
La mostra merita sicuramente di essere visitata ma nella consapevolezza dei suoi limiti in termini di rappresentatività del Rinascimento. Molte opere sono di piccolo formato anche se, ciò nondimeno, emblematiche, oltreché dell’estro pittorico, del multiforme fervore religioso e filosofico che animò i loro autori. Di particolare rilievo una “Madonna col bambino”, la cosiddetta “Madonna di Alzano” di Giovanni Bellini che forse costituisce il pezzo più ragguardevole di tutta la mostra. Solo questo dipinto giustificherebbe un viaggio a Canberra, Un vero gioiello... già, forse il titolo più appropriato della mostra avrebbe potuto essere “Jewels of the Renaissance” invece dell’ingannevole Renaissance tout court.
Ivano Ercole






