Il senso di una crisi che dovevamo avere
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- Published on Sunday, 04 December 2011 23:37
Molte parole, infatti, col passare del tempo, hanno mutato e, in certi casi, radicalmente cambiato il loro significato originario, col risultato che, invece di chiarire le idee, le offuscano. Questo fenomeno è all’origine della vanità e dell’inconsistenza dell’odierno dibattito politico. Si guardi, per esempio, all’uso della parola “polo” che è entrata nel gergo della politica italiana. Polo, originariamente, è un termine astronomico che sta ad indicare ciascuno dei due punti in cui l’asse di rotazione di un corpo celeste interseca la superficie del corpo stesso. Nella fisica, i poli sono i due punti in cui si concentrano cariche elettriche o magnetiche di valore positivo o negativo, in opposizione reciproca.
Si parla, figuratamente, di poli anche con riferimento a cose, concetti opposti, a posizioni o situazioni antitetiche, ivi inclusi i due schieramenti opposti della politica. In ogni caso, quale che sia il loro contesto, i poli sono – e non possono essere più di – due. Eppure la politica italiana, stravolgendo il significato della parola, ha introdotto il concetto del “terzo polo”.
Una parola che, ultimamente, sta monopolizzando il dibattito politico è ‘crisi’. È tutto un parlare di crisi (economica, finanziaria, politica, ecc.) e sempre col significato di grave e pericolosa perturbazione anche se questa parola ha un significato nient’affatto negativo.
Crisi trae origine dalla parola latina crisis, la quale, a sua volta, deriva dall’omonimo greco che significa “scelta, decisione”. Stessa radice ha il verbo greco krino, “distinguere, giudicare” e i termini kritiké (critica), kritérion (criterio). Quindi crisi sta ad indicare un momento o un periodo cruciale nel quale occorre fare scelte e prendere decisioni.
Scelte e decisioni che tagliano con il passato. Non a caso, se scaviamo ancora più a fondo nell’origine della parola crisi, scopriamo una radice ancora più antica di quella greca. Unite assieme o con una vocale nel mezzo, le due consonanti “c” e “r”, nella lingua sanscrita, designavano il concetto di “tagliare”. La stessa parola “carne” proviene da tale concetto.
Quindi crisi vuol dire che ciò che c’era prima ha fatto il suo tempo e che è giunto il momento di tagliare e cioè discriminare (altra espressione derivante dalla stessa radice) ovvero distinguere, scegliere, decidere con giudizio cosa occorre fare per entrare in una nuova fase non necessariamente peggiore di quella precedente.
Ogni persona o società è soggetta a entrare in crisi, il che non significa che vada a stare peggio. Un rapporto di coppia, per esempio, che va in crisi può preludere ad una vita migliore per i due componenti della coppia i quali, magari, senza la crisi avrebbero continuato a vivere assieme infelicemente per il resto della loro esistenza.
La società occidentale, intendendo con ciò l’insieme della nazioni dell’Occidente, è attualmente in crisi, non solo economica, ma anche sociale, ambientale e culturale, e può benissimo darsi, anzi sicuramente si darà che dalla crisi ricaverà la convinzione e la forza per elaborare modelli di vita più sani, più sobri, più solidali e più rispettosi dell’ambiente.
Parafrasando un celebre motto di Paul Keating, questa è la crisi che dovevamo avere.
Ivano Ercole






